L’intelligenza artificiale non sa fare il nostro mestiere. Ma sa dove abbiamo scritto come si fa.
Giordy 2.0 è l'assistente tecnico che Ascensori Rossini ha costruito sui propri server per rendere interrogabili venticinque anni di interventi. È già in mano ai manutentori, e la prossima generazione sta arrivando.
Nel settore della manutenzione degli impianti di sollevamento c'è un problema di cui si parla poco, perché non è tecnologico ed è scomodo: la conoscenza che tiene in piedi il lavoro è quasi tutta nella testa delle persone.
Le associazioni di settore segnalano da anni la carenza di manutentori qualificati come il principale rischio per l'industria. E la distribuzione dell'esperienza nelle squadre tecniche si è ormai polarizzata: da un lato chi ha pochi anni di mestiere, dall'altro chi ne ha più di trenta ed è vicino alla pensione. In mezzo, un vuoto che si allarga.
Quando un tecnico con trent'anni di impianti alle spalle va in pensione, se ne va un patrimonio che non è quasi mai scritto in modo consultabile. È distribuito in migliaia di schede di intervento, in annotazioni sintetiche, in un archivio che tecnicamente contiene tutto e praticamente non restituisce niente — perché nessuno può cercare in quell'archivio con le parole che ha in testa mentre è davanti a un guasto.
Giordy 2.0 nasce da qui.
Non il solito assistente conversazionale.
Il mercato dell'ascensoristica ha imboccato quasi all'unanimità una direzione: sensori a bordo impianto e manutenzione predittiva. Anticipare il guasto prima che si manifesti è un obiettivo legittimo e prezioso.
Ma resta scoperta una seconda domanda, che il tecnico si pone tutti i giorni: una volta che sono qui, davanti al problema, come faccio ad arrivare in fretta alla risposta giusta?
Giordy 2.0 risponde a questa. La differenza rispetto a un assistente generalista sta nel metodo: un modello generalista risponde attingendo a ciò che ha letto durante l'addestramento, e produce affermazioni verosimili. Giordy 2.0 prima recupera il materiale dagli archivi aziendali e solo su quello costruisce la risposta.Verosimile e fondato non sono la stessa cosa, e in manutenzione la differenza si misura in salite a vuoto.
Cosa fa oggi Giordy 2.0?
Le funzioni descritte in questa sezione sono già in esercizio.
Tutto resta in casa
L'intelligenza artificiale di Giordy 2.0 lavora sull'infrastruttura interna, su hardware dedicato. Né le domande dei tecnici né le schede di intervento vengono inviate a servizi esterni: nessun dato e nessuna elaborazione escono dal perimetro aziendale. In un settore in cui lo storico degli interventi è insieme un vantaggio competitivo e un archivio di dati dei clienti, questo non è un accessorio: è il prerequisito che ha reso il progetto possibile.
Una risposta operativa, non un tema svolto
È la scelta che ha orientato tutto il resto. Giordy 2.0 non restituisce un paragrafo discorsivo, ma una risposta con una forma fissa e utilizzabile sul posto: una sintesi del problema, una procedura ordinata passo per passo, i componenti coinvolti e gli interventi passati che somigliano al caso in esame.
L'ordine non è casuale: prima le verifiche e le riparazioni, le sostituzioni per ultime. È il modo in cui ragiona un manutentore esperto, ed è stato scritto nel sistema apposta. Il tutto è raggiungibile anche dal telefono, perché è lì che serve: in vano macchina, con l'impianto fermo, non alla scrivania a fine giornata.
Come Giordy 2.0 ragiona.
Dietro un'interfaccia di chat volutamente semplice lavora una catena di passaggi specializzati: la richiesta non viene data in pasto a un unico blocco, ma attraversa più componenti, ciascuno con un compito circoscritto.
Il primo distingue una domanda tecnica da un saluto o da una richiesta fuori contesto: nel secondo caso risponde direttamente, senza andare a disturbare gli archivi. Se la domanda è tecnica, il sistema non si limita a cercare con le parole esatte del tecnico: le scompone in più ricerche mirate, perché una domanda molto specifica, cercata alla lettera, restituisce spesso meno di quanto restituiscano tre domande più larghe. I risultati vengono poi riordinati per pertinenza rispetto alla domanda originale.
Un aspetto che raccontiamo volentieri, perché va contro la tendenza del momento: non tutto, dentro Giordy 2.0, è intelligenza artificiale — ed è una scelta. Il recupero dei documenti e il loro riordino per pertinenza sono operazioni deterministiche: fanno sempre la stessa cosa nello stesso modo, senza margine di interpretazione. Dove serve prevedibilità, l'intelligenza artificiale è semplicemente il ferro sbagliato. La usiamo dove porta valore, non dove fa scena.
Due controlli di qualità, e un giudice che non è l'autore.
Qui c'è il cuore del progetto, ed è già attivo.
Prima di scrivere, un passaggio valuta se il materiale recuperato è pertinente e sufficiente. Se non lo è, la ricerca viene riformulata e ripetuta — entro un numero massimo di tentativi, per non avvitarsi. Dopo che la risposta è stata scritta, un secondo passaggio la rilegge e può respingerla, chiedendone la riscrittura.
Nessuna attesa al buio, e l'ultima parola ai tecnici.
Mentre tutto questo accade, il tecnico non guarda una rotella che gira: la risposta si compone davanti a lui progressivamente, accompagnata dall'indicazione della fase in corso — analisi della richiesta, ricerca dei documenti, validazione, controllo finale. Sa cosa sta succedendo e perché sta aspettando.
E su ogni risposta può esprimere un giudizio, con un commento se vuole. Quel riscontro non finisce in un report che nessuno legge: è il canale attraverso cui chi fa il mestiere corregge lo strumento. Torneremo su questo punto alla fine, perché è meno accessorio di quanto sembri.
Quello che stiamo rilasciando.
Le funzioni descritte in questa sezione sono in fase di rilascio: alcune sono in collaudo, altre stanno raggiungendo i primi impianti.
Ogni risposta sull'impianto giusto.
Oggi Giordy 2.0 ragiona sull'intero archivio. La prossima generazione saprà su quale impianto il tecnico sta lavorando: non lo dedurrà dalla domanda, lo riceverà dal gestionale.
Questo cambia la natura della risposta. Il sistema ricostruirà un profilo dell'impianto — identità tecnica esintesi della sua storia, con i guasti che si sono già ripetuti e i ricambi usati più spesso — e recupererà gliinterventi passati realmente pertinenti alla domanda. Quando sarà utile, potrà allargare lo sguardo agli impianti simili, per portare al tecnico l'esperienza maturata altrove su casi analoghi.
La manualistica: qui il problema non è la conoscenza, è il tempo.
Sui manuali vale la pena essere precisi, perché è facile confondere due problemi molto diversi.
Lo storico degli interventi è conoscenza che esiste solo dentro l'azienda e che, di fatto, era inaccessibile:nessuno poteva interrogare venticinque anni di schede. Lì l'intelligenza artificiale sblocca qualcosa che prima era intricato.
Con i manuali non è così, e non ha senso far finta del contrario. I manuali sono lì. Sono documentazione consultabile: chiunque può aprirli e leggerli, non c'è niente di segreto e niente da liberare. Il problema è unicamente il tempo. Sono migliaia di pagine, prodotte da costruttori diversi, con logiche di impaginazione e nomenclature diverse, e vanno attraversate mentre si è in piedi in un vano macchina con l'impianto fermo e qualcuno che aspetta. La consultazione è già libera: quello che manca è la velocità.
Su questo fronte, quindi, non stiamo aggiungendo sapere. Stiamo comprimendo la distanza tra la domanda e la pagina giusta — che in manutenzione, molto spesso, è la stessa cosa. Il tecnico descrive il problema con parole sue e ottiene un riferimento puntuale: non il manuale, la pagina.
Perché funzioni, l'acquisizione della documentazione è un processo a sé, che lavora separatamente dall'assistente: estrae il testo e la struttura di ogni manuale e descrive automaticamente anche le figure, perché in un manuale tecnico metà dell'informazione sta negli schemi e uno schema, per un motore di ricerca, è una pagina vuota.
C'è un motivo in più per cui questo conta, e riguarda il tipo di azienda che siamo. Gli strumenti digitali dei costruttori coprono il proprio prodotto; ma in un vano macchina reale ci si trova un quadro di una marca, una porta di un'altra e un argano di un'altra ancora. Per chi lavora su un parco eterogeneo, la documentazione è frammentata per definizione — ed è esattamente la condizione in cui una ricerca trasversale vale di più.
Il rilascio è controllato, man mano che la documentazione viene acquisita e verificata.
Ogni affermazione riconducibile alla sua fonte.
Oggi la risposta elenca gli interventi correlati che il sistema ha considerato. La prossima generazione fa un passo oltre: ogni affermazione porterà con sé il riferimento al documento da cui è stata ricavata, con canali distinti a seconda che l'informazione venga dalla conoscenza generale, dalla storia di quell'impianto o dal manuale. Il tecnico saprà sempre non solo cosa gli viene detto, ma su cosa si basa. Ed è la premessa della funzione successiva.
Il diritto di dire "non lo so".
È la scelta di cui andiamo più orgogliosi, ed è quella che sta richiedendo più lavoro.
Il 2026 ha portato un brusco risveglio sugli assistenti basati su intelligenza artificiale in azienda. Le ricerche di settore pubblicate quest'anno convergono su un dato: la larghissima maggioranza dei progetti non supera lafase pilota, e le ragioni indicate più spesso sono sempre le stesse — affidabilità, risposte inventate, accuratezza. Non è la potenza dei sistemi il collo di bottiglia: è la fiducia.
La strada che abbiamo scelto è affrontare il problema alla radice. Prima di rispondere, il sistema misurerà in modo oggettivo quanto il materiale recuperato è effettivamente pertinente alla domanda. Questo giudizio non sarà affidato all'intelligenza artificiale — che potrebbe dichiararsi sicura anche a torto — ma calcolato in modo indipendente. Se la presa sui dati è solida, Giordy 2.0 risponderà in modo completo, citandole fonti. Se è debole, si fermerà, lo dirà e chiederà al tecnico di circostanziare meglio il problema.
In un mestiere in cui una diagnosi sbagliata si traduce in un fermo prolungato o in un rischio per la sicurezza, un assistente che ammette i propri limiti è più utile — e molto più affidabile — di uno che risponde sempre.
Il punto che conta davvero.
C'è un equivoco ricorrente quando si parla di intelligenza artificiale e mestieri tecnici, e vogliamo chiarirlo senza ambiguità.
Giordy 2.0 non sa fare questo lavoro. Non ha mai sentito un cuscinetto grattare. Non ha mai capito da una vibrazione anomala che quella porta non avrebbe retto altri due mesi. Non ha mai lavorato in un vano macchina con il cliente che aspetta e la pressione di riconsegnare l'impianto. Non ha mai preso una decisione di sicurezza assumendosene la responsabilità — e, in un settore regolamentato come il nostro, quella responsabilità resta per legge e per buon senso in capo a una persona qualificata.
Tutto ciò che Giordy 2.0 sa, lo sa per una ragione soltanto: un tecnico è andato lì, ha capito, ha risolto e loha messo per iscritto. Ogni risposta che il sistema restituisce è, all'origine, il lavoro di un collega.
E il rapporto non si ferma lì. Quando Giordy 2.0 sbaglia, o quando è impreciso, sono ancora i tecnici a dirglielo:quel giudizio su ogni risposta è il modo in cui il mestiere corregge lo strumento. La conoscenza è loro, e la correzione è loro. Noi ci siamo limitati a costruire ciò che la rende trovabile — e stiamo lavorando perché,quando quella conoscenza non c'è, il sistema lo ammetta invece di riempire il vuoto.
Giordy 2.0 non sostituisce chi ripara gli impianti. Gli dà dei superpoteri.
Un tecnico al primo anno che può interrogare l'esperienza dei colleghi che l'hanno preceduto cresce più in fretta. Un tecnico con trent'anni di mestiere che ritrova in pochi secondi quel caso anomalo affrontato nel2013 lavora meglio. È questo il senso del progetto: non ridurre il numero di persone che tengono in funzionegli impianti, ma fare in modo che nessuno debba più ripartire da zero.
Giordy 2.0 è progettato e sviluppato internamente da Ascensori Rossini
e opera integralmente su infrastruttura proprietaria.
